Neomanicheismo

Intervengo con la consueta pacatezza ma a gamba tesa nel dibattito sulla omeopatia, scatenatosi a seguito della morte di un bambino a cui han cercato di curare una grave patologia infettiva con – sostanzialmente – nulla. Da un punto di vista giuridico il fatto è gravissimo ed imperdonabile, atteso che l’evento era certamente evitabile per mezzo di una diligenza appena ordinaria (non era solo probabilmente evitabile, non occorrevano sforzi eroici per evitarlo) e specie per il medico sarà interessante la discussione sul grado della colpa. Il fatto è che secondo la migliore scienza ed esperienza del momento attuale, i rimedi omeopatici possono al massimo porre rimedio alla bolletta di chi li prescrive. La cosa che mi voglio appuntare però è un’altra: io a fronte di una esigenza (figurarsi una sofferenza) di mio figlio sono pronto alla revisione critica di ciascuna mia convinzione. Come mai costoro non sono stati sfiorati nemmeno per un momento dal dubbio di potersi essere sbagliati, se non quando ormai era evidente anche alla pietre? Insomma capisco che fossero convinti che non si dovessero prendere farmaci, ma come mai non sono riusciti a fare il passo inevitabile di capire la opportunità di eccezioni alla ferrea regola? Io per primo sono convinto che non sia bene abusare dei farmaci, ma mi impressiona questo neo manicheismo che ormai impera su tutte le cose e che non conosce più le subordinate ipotetiche. Ci si ferma a “non prendere farmaci” e non si riesce a spingersi a “a meno che non sia necessario”. E’ vero che non si devono prendere farmaci inutili, ma non dovrebbe essere difficile capire che invece quelli utili è meglio prenderli.

Postilla giuridica per i solutori più che abili: qui la libertà di scelta ed il complotto big pharma non c’entrano, il punto nodale è la cara vecchia prognosi postuma tanto amata da Ferrando Mantovani. Se avesse preso l’antibiotico non sarebbe morto. Niente di più, niente di meno.

Leave a Reply

%d bloggers like this: