Ho letto un libro/17

Queneau, Raymond. “I fiori blu”

Bellissimo libro, lo consiglio a tutti, mille possibili interpretazioni tutte sul filo dei sogni e del loro rapporto con la realtà e con la veglia. Lalice dice che non stia bene raccontare i sogni, ma io la contraddico e lo racconto. Ero solo, lacero, vestito di saio, fuggitivo, in un vicolo cieco leggermente in salita. La strada è sbarrata da un muro, con una porta rossa, antica, alla sua sommità una piccola edicola. Una voce mi avverte che li sopra abita un pipistrello nero. Capisco che lo fa per dissuadermi dallo scavalcarla, ma io ci provo lo stesso: a fianco della porta vi sono scalini metallici infissi nel muro, ma non riesco a salire perchè qualcosa che ho in mano mi impaccia. Allora scendo, mi lego alla cintura quello che avevo in mano, a cui tenevo molto, e mi arrampico di nuovo. A metà salita mi guardo indietro e vedo avanzare una figura con una specie di armatura puntuta e plumbea che tiene in mano, davanti a se, una bilancia a due piatti. Dico tra me e me che quella figura è la Morte, e questo mi da slancio per scavalcare la porta. Constato che non c’è nessun pipistrello e mi calo dall’altra parte. Sono in un breve corridoio, c’è un’altra porta, nera, liscia, cerco di scavalcare anche questa ma non ci riesco, solo nel farlo mi accorgo che è aperta e vado oltre. Dietro c’è una sorta di labirinto di corridoi grigi e bui, faccio due svolte e mi trovo oltre una porta a vetri in una via moderna e piena di gente. Mi sveglio. Fa il paio con un altro sogno di molto tempo fa ma che ancora ricordo come non si conviene ai sogni: ero solo in un paesaggio urbano desolato, probabilmente ero morto. Vago per le strade, a un certo punto vengo raggiunto da una guida, un personaggio etereo, femminile, con un abito bianco, che mi mostra un grande edificio, un enorme parallelepipedo, monolitico, grigio con le mura leggermente svasate, le cui facciate impenetrabili e prive di aperture cambiano in continuazione per dei pannelli che vi scorrono sopra. La guida mi dice: quello è l’Inferno. Mi sveglio. Frammenti dal passato? Squarci sul futuro? Un presente altrimenti inesprimibile? Si vede che sto leggendo Borges?

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