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Magia!

Sonnacchiosa mattinata in un tribunale della Repubblica: un collega di fuori solleva una complicata eccezione e il giudice (onorario) si ritira per deciderla. Torna dopo un’oretta abbondante, respinge l’eccezione e invita le parti a concludere. Il pubblico ministero (onorario) snocciola la solita litanìa (…questo pubblico ministero ritiene raggiunta la prova della penale responsabilità dell’imputato…) ed il collega si affanna a parlare per una ventina di minuti buoni. Appena ha finito, il giudice mischia un po’ i fogli del fascicolo, ne estrae uno, si alza in piedi e legge “in nome del popolo italiano…condanna…”.

Il dispositivo era scritto con il computer, che il giudice è evidentemente riuscito ad azionare senza nemmeno toccarlo.

Una volta mi era capitato che un giudice dopo la discussione ci ha fatti uscire dalla stanza, dopo qualche minuto ci ha richiamati e ha letto la decisione anch’essa scritta con il computer. Non c’era nessun computer in quella stanza…

Rimedi

Stanca mattinata in un tribunale della Repubblica: sfilano i testimoni di un brutto processo per reati sessuali, tra cui una signora accompagnata dal marito, che era stata amante dell’imputato e quindi ne conosceva i comportamenti. Riferisce di averlo conosciuto pescando il suo nome a caso da un bussolotto per scambisti posto sul bancone di un sexy shop. La circostanza ha dell’incredibile (specie visto il tipo) e stuzzica un maggiore approfondimento: la signora spiega di essersi dedicata allo scambio di coppia su consiglio del marito che voleva guarirla dalle sue gelosie immotivate.

Il più antico rimedio contro le paure immotivate: le paure MOTIVATE.

Rassegna dei ceffoni della vita: il due di picche.

- Ciao.

- Ciao.

- Conosco un posticino dove servono dei tartufi deliziosi, ti va?

- Il tartufo non mi piace: ho fatto indigestione da piccola.

Cosa vuol dire avere i soldi, io da piccolo potevo al massimo permettermi una indigestione di ciliegie…

Studium fuit alma poesis

Antonio Garibaldi è un mio collega di qui. Uomo di sterminata cultura, letterato e poeta, ha tradotto numerosi poeti da innumerevoli lingue (imprecisato è il numero di quante ne conosce), cercando di conservare nella traduzione lo spirito della lingua originale, il ritmo e la poesia. Ha pubblicato (almeno) due libri, l’ultimo traducendo Baudelaire.

E’ per sua gentile concessione che posso pubblicare qui alcune poesie tradotte da lui.

RIMBAUD, La donna. Traduzione di Antonio Garibaldi

Rosea stella ti pianse nelle orecchie;
candido l’infinito ti lambì
dalla nuca alle reni; rosso il mare
ti gocciolò sulla punta dei seni;
e del nero suo sangue ti bagnò
l’Uomo, a macchiare il tuo ventre sovrano.

Thaxted

Testo di Cecil A. Spring - Rice; Musica di Gustav Holst

I vow to thee, my country, all earthly things above,
Entire and whole and perfect, the service of my love;
The love that asks no question, the love that stands the test,
That lays upon the altar the dearest and the best;
The love that never falters, the love that pays the price,
The love that makes undaunted the final sacrifice.
And there’s another country, I’ve heard of long ago,
Most dear to them that love her, most great to them that know;
We may not count her armies, we may not see her King;
Her fortress is a faithful heart, her pride is suffering;
And soul by soul and silently her shining bounds increase,
And her ways are ways of gentleness, and all her paths are peace.

Non hanno ancora capito

Ieri sera dopo le 20, quindi in ora improponibile, mi chiama in studio una signorina, dicendo di chiamare a nome della Toyota, e nonostante le mie proteste inizia a snocciolarmi le - a suo dire - mirabolanti offerte che mi sarebbero state riservate. Le faccio notare che ho cambiato la macchina pochissimo tempo fa, il che, lungi dallo scoraggiarla, da la stura ad una serie di domande (che marca? che modello? dove? si trova bene?) che hanno reso pienamente giustificato e legittimo il mio mandarla a fancul*.

Mi sono chiesto il motivo di tanta sicumèra: il fatto è che le vendite di automobili segnano il passo (per motivi ovvi e comprensibili) e la risposta dell’industria è aumentare la aggressività dei tentativi di vendita, il che è come dire, cercare di vedere comunque, anche se gli acquirenti non hanno i soldi per comprare. Ciò potrebbe apparire irrazionale, perchè il venditore dovrebbe essere preoccupato dalla possibile insolvenza dei suoi acquirenti, ma non è così per la ormai nota logica dell’indebitamento, che ha portato ai risultati che tutti stiamo vedendo, e di cui l’episodio specifico non è che una riproposizione.

Insomma non hanno ancora capito che rispondere alla crisi con la vecchia logica dell’indebitamento non è la soluzione ed anzi è ciò che impedirà di trovarne una.

Pensieri cupi, Eluana e gli altri

Da alcuni giorni mi tormenta un pensiero cupo: io non tengo per nessuna squadra di calcio. Semmai dovessi avere un incidente, che sciarpa avvolgeranno al palo del sinistro? Metteranno forse un bustino di Bach? Eppoi, le vittime di incidenti erano forse tutte persone attaccatissime alla loro squadra, che ne facevano una ragione di vita, anzi identificavano con essa tutto il loro essere? Forse era semplicemente gente che magari andava un po’ allo stadio, ma poi in fondo della squadra non è che gliene importasse tanto. Eppure, ecco li le sciarpe. E capisco che sono solo una tragica semplificazione dei sopravvissuti, che non riuscendo a penetrare la reale e profonda essenza dell’altro, la semplificano alla piùbanale cosa esteriore che sono riusciti a ricordare e che pensano gli facesse piacere. Restano un mistero i cuori, che Buzzati chiamava “quelle buie, insanguinate scogliere”.

Il fatto è che questo meccanismo serve solo per i vivi, ed è lo stesso che scatta quando si tratta di ricostruire la volontà di un morto o - peggio - di un morituro: chissà poi se a lui interessavano tanto le cose di cui rivestiamo la sua volontà presunta.

Non ricordo chi scrisse che sono tre le cose che non si possono vedere: gli occhi della formica, il cuore degli uomini e l’ombra di dietro.

Res derelicta

Sono passato per uno dei tanti mercatini antiquari della città. Qualche volta bazzico i negozietti di roba usata alla ricerca di curiosità. Vedo tutte quelle cose ormai abbandonate e inutili, che pure furono per qualcuno di noi oggetto di desiderio, e furono nuove e luccicanti e piacevano e qualcuno le portò a casa tutto contento, e come al solito mi sono sentito come Astolfo nel mondo della Luna, dove andò a cercare il senno di Orlando, perchè è lassù che finiscono le cose perdute sulla Terra, e vide tante piccole cose e sospiri e amori e interi imperi. Solo di pazzia non ne vide nè tanta ne poca, perchè quella era tutta sulla Terra.

Mi sovviene il destino di tutte le cose umane, che il tempo, dopo avere logorato, distrugge.

Lite temeraria

Leggo di un senatore americano che avrebbe cercato di citare in giudizio il Padreterno, per i danni causati con terremoti, guerre e catastrofi varie. Fin qui, pazienza. Il bello però è che lo hanno preso sul serio e il Giudice ha respinto la sua istanza, in quanto l’Onnipotente non avrebbe un indirizzo ove notificare gli atti.

Decisione peraltro giuridicamente molto eccepibile: a parte il fatto che il Padreterno è “sempre ed in ogni luogo”, e vede tutto, cosicchè l’atto raggiungerebbe il suo scopo anche non notificato, il Giudice in questione dimentica che Dominiddio ha numerose sedi di rappresentanza sparse per il mondo, con tanto di suoi procuratori. Di uno l’indirizzo lo so anche io: piazza San Pietro 1, Stato della Città del Vaticano. Infine (e volendo essere davvero polemici) si poteva pur sempre notificare con il rito degli irreperibili.

Il fatto è che citare il Padreterno non serve a nulla, perchè è un tipo dalla risposta pronta: basta vedere cosa capitò al povero Giobbe (che pure non aveva tutti i torti) quando cercò di accusarlo di qualcosa, ed alla fine dovette ammettere di essersi sbagliato…

Fidarsi è bene…

Un mio cliente, sottoposto a processo penale, è improvvisamente andato a rispondere a più alto Giudice. Per evitare perdite di tempo (e forse anche per senso del dovere e pietà per i defunti) ho presentato istanza alla Corte chiedendo che venisse dichiarata la estinzione del reato e producendo una fotocopia del certificato di morte. Ieri mi telefona la cancelleria: la Procura per dare il parere vuole l’originale. Ho risposto che dessero pure parere contrario. Menomale che non era una autocertificazione.