Menagrami
Un gruppo di studenti ha votato una petizione per il ricambio della classe politica in favore dei giovani. L’hanno consegnata all’ottuagenario nostro capo dello Stato.
Mi chiedo se abbia fatto gli scongiuri quando ha letto che, secondo loro, tale ricambio non dovrebbe essere imposto per decreto, e quindi avvenire – immagino – con mezzi più naturali.
Doccia gelata
Non sono evidentemente stato il solo a stupirmi dello strano fenomeno delle piogge gelate che affligge le autostrade, che proprio per questo sono state appena dileggiate da un noto conduttore radiofonico, immediatamente rintuzzato dal meteorologo, che ha spiegato che in effetti la pioggia gelata non è esattamente la grandine, proprio come era stato ipotizzato in qualche arguto commento al post precedente.
Precisione terminologica
Da cultore incallito di finezze linguistiche sono tra le altre cose dell’idea che, in presenza di un vocabolo specifico, l’uso (per scopi non definitori) della rispettiva circonlocuzione, o del termine generico, risponda – se non si usa la lingua a casaccio – ad una precisa esigenza, espressiva, stilistica, concettuale o descrittiva.
Mi spiego con un esempio: raccogliere i grappoli d’uva sfuggiti alla vendemmia, si dice “raspollare”, sicchè dovrebbe corrispondere ad una scelta precisa dire “stava raspollando” piuttosto che “stava raccogliendo i grappoli sfuggiti alla vendemmia”.
A volte invece esistono termini diversi per andare dal generale al particolare. L’acqua ghiacciata, per esempio, si chiama “ghiaccio” e il ghiaccio che cade dal cielo si chiama “grandine”.
Dico questo perchè da ieri mi sto arrovellando su cosa diavolo (sott)intendesse chi ha scritto sul tabellone dell’autostrada che erano previste piogge ghiacciate: forse che sarebbe piovuta acqua freddissima?
Cosmesi verbale
Avevo sempre trovato qualcosa di stonato nel politically correct, e adesso leggo un fondo di Gramellini che finalmente mi fa capire cosa: racconta di una centralinista che diceva “buon Natale” licenziata perchè poteva offendere i non cristiani. Sottolinea lo strabismo del politically correct che vieta di urtare la suscettibilità di quelli a cui non importa del Natale, ma non di lasciare senza lavoro una persona per una mancanza così piccola. Credo che sia la conseguenza inevitable di un qualcosa che tende a cancellare i concetti sgradevoli solo rappresentandoli con parole gradevoli. Le parole brutte esistono perchè esistono le cose brutte, e le cose brutte si descrivono con parole brutte, in modo da rappresentarne la bruttezza. Ieri alla radio si parla dell’ennesimo sbarco di “migranti”. Detta così me li immagino in giacca e cravatta. Chiamarli disperati fuggiaschi disgraziati, rende meglio l’idea, suscita maggiore prontezza nel soccorso e offre meno alibi a che non li vuole o sa soccorrere.
Il colore delle pinne
Passa in radio un programma dedicato al mercato ittico. Spiegano – cosa che per esempio io nemmeno immaginavo – che anche il pescato ha una sua stagionalità, e se si comprano pesci di stagione si trova miglior qualità a prezzo più basso. Fanno l’esempio del tonno, nella stagione giusta si trova il tonno rosso dei nostri mari, molto pregiato, fuori stagione solo il tonno “pinne gialle” importato e di qualità inferiore.
Un momento, una marca di tonno in scatola pubblicizzava il proprio prodotto proprio sottolineando che si trattava di “pinne gialle” e adesso scopro che è in realtà il meno buono? Magia dei pubblicitari! A ben vedere non hanno mai detto che il loro tonno pinne gialle è meglio degli altri, in particolare del tonno rosso, hanno solo detto che il loro tonno è quello con le pinne gialle, e che è buono. Che fosse migliore degli altri non lo hanno detto, lo abbiamo pensato noi, e loro ce lo hanno solo lasciato pensare.
