One of these days
Uno di questi giorni mi sono svegliato presto e male, mi sono avviato in moto sotto la pioggia nel traffico e sono arrivato in ufficio. In ufficio ho iniziato a lavorare, ho scritto istanze, studiato casi fatto telefonate, mandato lettere e mail. Sono uscito per andare a vedere due appartamenti. Uno l’agente è arrivato in ritardo che me ne ero già andato, l’altro me ne sono andato io dopo avere visto il posto. Sono tornato in ufficio, ho fatto un pisolino, non capisco come mai sono sempre più stanco, ho ripreso a lavorare, ho preso decisioni, gestito situazioni, placato animi, consolato afflitti, istruito ignoranti, consigliato dubbiosi, ammonito peccatori, perdonato offese, sopportato pazientemente persone moleste e pregato Dio per i vivi e per i morti. Ho pensato tanto a una persona cara che aveva un problema di salute e escogitato cose per incoraggiare una persona cara che ha problemi professionali. Mi sono compiaciuto di successi e ho incassato sconfitte. Non ho visto un soldo.
Infine mi sono caricato come un animale da soma e a piedi sotto la pioggia mi sono avviato verso la palestra. Durante l’allenamento ho guardato la mia immagine riflessa e mi sono chiesto se ero io davvero quello lì. Ne ho prese tante, ma qualcuna l’ho anche data.
Stanco e sudato mi sono ricaricato come una bestia, sono tornato in studio, ho indossato lo scafandro impermeabile (se Dio vuole l’ultimo travestimento della giornata) sono salito in moto e tornato a casa. Almeno non pioveva più.
Sono arrivato a casa, e ancora mi sono visto allo specchio e mi sono guardato, con i capelli incollati dal sudore e la puzza dei guanti sulle mani. E mi sono detto “non voglio più essere infelice” e mi sono fatto una doccia e preparato una cena luculliana. Cioè mi sono fatto una pasta. E mi sono messo a scrivere.
Ho pensato cosa mi occorresse per non essere più infelice e realizzato che probabilmente non ce la farò mai, poi sono andato a letto e ho dormito di un sonno rabbioso. Domani si ricomincia.
Wall.e
Sarò infantile, ma mi è piaciuto da morire. I personaggi sono strepitosi, non hanno nulla di umano, ma sono di una umanità (e di una espressività) incredibili.
Le citazioni sono imperdibili, in particolare il boing che fa il protagonista quando si accende (uguale a quello che da sempre fanno in nostri mac) e l’occhio rosso del timone identico a quello di Hal 9000. Potente l’ironia degli uomini che parlano perennemente al cellulare e non vedono cosa gli succede attorno, e potente la morale: il mondo viene salvato da un tipo che per settecento anni ha continuato imperterrito a fare il proprio lavoro, anche se umile.
Il Dio trino e il dio quattrino
Vorrebbero fare nella mia città una campagna pubblicitaria scrivendo sugli autobus che Dio non esiste. La cosa sta dando vita a non poche polemiche.
Dapprima ho riflettuto sugli incerti confini del ragionamento per cui si debba togliere il crocifisso dalle scuole per non offendere i non credenti, mentre i credenti possono essere offesi senza problemi, al punto che spero che stavolta ci soccorrano gli islamici, arrabbiandosi al posto nostro (e si sa che sull’argomento tendono ad essere più reattivi).
Poi ho pensato che fosse la solita onda anticlericale che, per non sbagliare, finisce per diventare anticristiana (pare che abbiano scelto Genova per vessare il nostro Vescovo che non gli è simpatico).
Poi ho riflettuto sulla bizzarrìa dell’iniziativa, dato che la fede non è un prodotto pubblicizzabile (specie in negativo), perchè non è una cosa che si sceglie razionalmente se abbracciare o meno, e un credente di certo non cessa di esserlo perchè convinto da uno spot.
Ma alla fine ho capito quando ho sentito intervistare i promotori dell’iniziativa che hanno spiegato che il loro intento è quello di far sentire la loro voce, perchè sono stanchi delle sperequazioni a favore dei credenti, tipo l’otto per mille.
A ben vedere un dio ce l’hanno anche loro…
Menagrami
Un gruppo di studenti ha votato una petizione per il ricambio della classe politica in favore dei giovani. L’hanno consegnata all’ottuagenario nostro capo dello Stato.
Mi chiedo se abbia fatto gli scongiuri quando ha letto che, secondo loro, tale ricambio non dovrebbe essere imposto per decreto, e quindi avvenire – immagino – con mezzi più naturali.
Si riparte (doveva succedere)
In occasione della festa di fine anno in compagnia di Quasidot e Roarinpenguin, il blog riceve una nuova veste, e soprattutto un bel po’ di novità sotto il cofano, i cui nefasti effetti si sono già visti nei giorni scorsi. Voglio proprio vedere come andrà a finire.
Non nobis, Domine
Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam: Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dai la gloria. Un verso del salmo 113 (vulgata clementina), motto fortunatissimo, secondo alcuni adottato dai templari, fu anche l’impresa di un grande arcivescovo della mia città. Ripreso da più parti, al punto da parere a volte anche un po’ inflazionato.
Non nobis, non per noi: è anche la summa di tutte le mie preghiere inascoltate, ciò cui tendo e che desidero, oggi che mi è negato, oggi che sono escluso, capisco, non è per me, non nobis.
Non nobis Domine, oggi capisco, è inutile chiedere, la felicità riconosciuta ad altri e che vedo e che desidero, non è per me, non per me, non nobis, Domine, non nobis.
