Tristalia

July 1, 2009 by admin · Leave a Comment
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Era il nome che Stefano Benni dava alla nazione centrale di “Elianto” (quella che voleva assorbire la Contea, per capirci). Noi viviamo in Tristalia, per come il nostro paese sta diventando un brutto paese. Solo pochi appunti.

Una delle più inutili vessazioni a cui sono sottoposto sono i maledetti “studi di settore”: Siccome la Repubblica non si fida della mia dichiarazione dei redditi, mi obbliga ogni anno a rispondere a un assurdo questionario che applicando oscuri ed astrusi modelli statistici ad astruse domande che celano oscuri trabocchetti, dovrebbe in sostanza sgamarmi. Se quanto secondo loro devo per forza avere guadagnato in base ai risultati del questionario non corrisponde a quanto dichiarato, i casi sono due: o pago la differenza o rischio un controllo. Ovviamente se dal questionario risulta che ho guadagnato molto meno di quanto ho dichiarato, non mi restituiscono la differenza.

Si capisce però che se uno mente nella dichiarazione, non dovrebbe avere difficoltà a mentire nel questionario. Certo, fanno controlli anche sulla fedeltà dei questionari, ma la precedenza va a quelli che non hanno pagato, quindi il rischio non è diverso da quello che si corre con i controlli sulla sola dichiarazione infedele (anzi, è minore). Insomma anzichè controllare direttamente le dichiarazioni, si controllano quelli che non si sono adeguati e se avanza tempo i questionari. Attenzione: data la astrusità delle domande, un controllo approfondito dei questionari non è meno difficoltoso di quello sulla dichiarazione.

Se le cose finissero qui, sarebbe solo una delle innumerevoli stupidaggini che devo affrontare (la compilazione mi porta via in genere un intero giorno lavorativo) ma c’è dell’altro.

Gli studi di settore sono solo una forma di prelievo in più: io non so quali siano i criteri di valutazione, quindi basta un ritocchino a qualche formuletta e…ZAC! aumenta magicamente il numero di quelli che non ci stanno dentro. Ma proprio qui emerge il raffinato sadismo della cosa: la maggior parte delle volte si sfora di pochi centoni, che non giustificano il rischio di una grana, e al solito si paga. Insomma il solito sistema per sfilarti un paio di bigliettoni, che se me li chiedessero direttamente con una formula appena più garbata di “o la borsa o la vita”, glieli darei avendo almeno risparmiato una giornata di lavoro.

Donne…

June 30, 2009 by admin · 1 Comment
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Per una curiosa forma di cecità tutta maschile, quando una donna mi dice di avere mal di pancia, come per un riflesso condizionato rispondo “ti avrà fatto male qualcosa.” Solo dopo molti anni di allenamento e raggiunta una certa maturità, stavo iniziando a metabolizzare che in realtà intendono qualcos’altro di molto specifico, finchè ieri non sono crollate le mie poche certezze guardando una pubblicità, dove una tipa dice che non vuole fare il bagno perchè ha mal di pancia. Avrà le sue cose, penso; INVECE NO! Spiega che si sente gonfia per un altro motivo, di tutt’altra natura (e con tutt’altro rimedio, che poi è il prodotto pubblicizzato). Insomma…tutto da rifare.

Mazinternet

June 29, 2009 by admin · Leave a Comment
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Ve lo ricordate Mazinga? Il nome derivava da Maijn che significa dio-diavolo, per dire una cosa che può essere buonissima o cattivissima a seconda dell’uso che se ne fa. D’altronde anche Socrate diceva: la moglie, nessuna cosa un uomo prende, migliore se è buona, peggiore se è cattiva. Intenet indubbiamente appartiene a questa categoria di cose a doppia faccia. Ho ritrovato padre Paolo su FB, era “prefetto” nella mia scuola quando andavo alle medie. Poi sparì. Mi ha raccontato di essere stato vent’anni missionario nelle filippine e adesso è in Brasile, dove ha aperto una scuola. Abbiamo chiacchierato in chat, e mi ha fatto vedere su YouTube i filmini della sua scuola. Vent’anni e un oceano polverizzati in un secondo.

Et in Arcadia ego

June 27, 2009 by admin · 2 Comments
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Io, l’Oscuro, il Reietto,  l’Escluso, ancora una volta di notte mi sono rifugiato come un animale braccato nella mia tana, rituffandomi nelle tenebre da cui sono uscito, per leccarmi un po’ le ferite in santa pace. Questa giornata me ne ha inferte più di una: introiettandosi alimentano ogni giorno di più la desolazione che c’è in me, e lentamente implodo verso regioni ove è solo buio e silenzio. Alla fine l’Oscuro Signore non cerca nemmeno più la luce, pago di se stesso, abita le sue stanze notturne. Muore ogni giorno, senza dire una parola.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Embè?

June 26, 2009 by admin · 3 Comments
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Ok, dicono che il Presidente andasse a puttane. I casi sono due: o è lui un uomo eccezionale che ci riesce ad onta dell’età, o sono eccezionali le professioniste cui si rivolge, che riescono a lavorarci ad onta dell’età. Del resto dissero che lo faceva anche quello che – se le cose fossero andate diversamente – oggi sarebbe il Re di questo paese. Solo che di lui dissero anche che tirava poco regalmente sul prezzo. Tolto questo, la storiella andrebbe archiviata come una qualunque pezza di colore. Perchè quello che fanno costoro a casa loro, sono solo affari loro, e in ogni caso non sono affari miei.

Terribilis est locus iste

June 25, 2009 by admin · 1 Comment
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Quattro chiacchiere con un amico che mi parla di alcuni suoi progetti imprenditoriali estremamente innovativi (e carichi di potenzialità che non posso a fare a meno di intravvedere). Gli chiedo: “ma riesci a fare cose del genere a Genova?”; mi risponde che infatti nessuno dei suoi interlocutori è genovese. Solita storia. Parlando salta fuori che comunque gli servirebbe gente, a me viene in mente che conosco persone che potrebbero fare al caso suo, e lui mi chiede di creare il contatto. Tutte le persone con cui ho parlato hanno immediatamente detto che non gli interessava, che loro avevano altro da fare. Ora: non era una opportunità di quelle che cambiano la vita, ma era comunque una opportunità, e nessuno, dico nessuno, ha sentito il bisogno di andare a vedere un po’, o anche solo di annotarsela ad ogni buon conto. A ciò aggiungendo che nessuno ha neanche sentito il bisogno di dire anche solo grazie, ecco che si delinea in tutta la sua ottusa grandezza, la “genovesità”.

Sono un professionista

June 5, 2009 by admin · Leave a Comment
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Questo aureo libretto mi è stato donato per il mio compleanno dall’amico Herr Doktor. Si tratta di uno di quei casi felicissimi in cui un autore riesce a dire in poche pagine un numero così grande di cose, e di tale peso, da richiedere una lunga riflessione. Inutile cercare compromessi: siamo noi, con i nostri comportamenti sbagliati e le nostre comunicazioni errate, gli artefici della nostra infelicità, ed io sono un professionista. (1/3 – to be continued).

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Comfortably numb

April 29, 2009 by admin · 1 Comment
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Ripensando al post precedente, in QUELL’opera c’è più di una pagina di assoluta musica, oltre a quella citata, e a “The trial”, più ancora di “Hey you” e dell’arcinota “Another brick in the wall”, a me piace moltissimo

COMFORTABLY NUMB:

Ehi,
C’è qualcuno lì dentro?
Se mi senti fa’ un cenno
C’è qualcuno in casa?
Dai, vieni
Sento che sei depresso
Posso alleviarti il dolore
E rimetterti in piedi

Rilassati
Prima di tutto mi servono informazioni
Solo i fatti essenziali
Fammi vedere dove ti fa male

Il dolore è sparito, ti stai come allontanando
Pennacchio di fumo d’una nave all’orizzonte
Ritorni indietro solo a ondate
Le tue labbra si muovono ma non sento che dici
Da bambino ho avuto una febbre
Mi sentivo due mani come palloni
Adesso provo di nuovo quella sensazione
Non so spiegartelo, non capiresti
Questo non sono io
Sono diventato piacevolmente insensibile

Va bene
Solo una punturina
E non piangerai più
Ma può darsi che avrai un po’ di nausea
Ce la fai a stare in piedi?

Ce la faccio, forse funziona, bene
Ti terrà in piedi per tutto lo spettacolo
Dai, è ora di andare

Il dolore è sparito ti stai come allontanando
Pennacchio di fumo d’una nave all’orizzonte
Ritorni indietro solo a ondate
Le tue labbra si muovono ma non sento che dici
Da bambino colsi
Con la coda dell’occhio
Un fuggevole movimento
Mi girai a guardare ma era sparito
Non riesco ad afferrarlo adesso
Il bambino è cresciuto
Il sogno è finito
E io sono diventato
Piacevolmente insensibile

I have got some bad news

April 23, 2009 by admin · Leave a Comment
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L’ormai celebre rockstar Pink (di nome) Floyd (di cognome) ha avuto un’infanzia difficile: il padre è morto in guerra lasciandogli solo una foto ricordo, la madre lo ha soffocato dando corpo a tutte le sue paure, gli insegnanti lo hanno umiliato deridendolo per le sue debolezze, la moglie lo ha sfruttato e lasciato. Ordinaria amministrazione, insomma, cui il poveruomo reagisce come può: isolandosi. Si costruisce un bel muro i cui mattoni sono le persone che lo hanno fatto soffrire. Alla fine naturalmente ci resta chiuso dietro e ovviamente finisce male: sottoposto dai vermi a un surreale processo, viene condannato a tornare tra i suoi simili previo abbattimento del muro.

Ma nel momento in cui il muro si chiude e fino alla crisi che porta al processo, succede una cosa strana: ormai totalmente alienato, Pink si risveglia sotto forma di una specie di dittatore, e si presenta al suo pubblico, dandogli la cattiva notizia che Pink è rimasto in albergo ed al suo posto è venuto lui, in una pagina di pura irripetibile musica, che si intitola “In the flesh” (parte seconda: nella carne)…Io mi sento un po’ in questa fase

Benedizione

April 22, 2009 by admin · Leave a Comment
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Allorché, per decreto delle potenze supreme, il Poeta
appare in questo mondo attediato, sua madre
impaurita e carica di maledizioni stringe i pugni
verso Dio che l’accoglie pietoso:

“Ah, perché non ho partorito un groviglio di vipere
piuttosto che nutrirmi in seno questa cosa
derisoria? Maledetta sia la notte d’effimeri piaceri in
cui il mio ventre ha concepito la mia espiazione!

Poi che m’hai scelta fra tutte le donne perché
divenissi disgustosa al mio triste marito, non
potendo rigettare nelle fiamme come un biglietto
amoroso questo mostro intristito,

farò ricadere il tuo odio che m’opprime sul maledetto
strumento della tua cattiveria e torcerò talmente
quest’albero miserabile che esso non potrà
innalzare i suoi germogli impestati”.

Inghiotte così la schiuma del suo odio e, ignara degli
eterni disegni, prepara essa stessa in fondo alla
Geenna i roghi consacrati ai delitti materni.

Tuttavia, assistito da un Angelo invisibile, il figlio
ripudiato s’inebbria di sole, e in tutto quel che beve e
che mangia trova ambrosia e nettare vermiglio.

Gioca col vento, discorre con la nuvola, s’ubbriaca,
cantando, del Calvario; e lo Spirito che lo segue nel
suo pellegrinaggio, piange al vederlo gaio come
uccello di bosco.

Tutti coloro che egli vuole amare l’osservano
intimoriti o, rassicurati dalla sua tranquillità, fanno a
gara a chi gli caverà un sospiro, sperimentando su
di lui la propria ferocia.

Mescolano al pane e al vino destinati alla sua bocca
cenere e sputi impuri; con ipocrisia buttano quanto
egli tocca, s’incolpano d’aver posto il piede sulle sue
orme.

Sua moglie va gridando per le piazze: “Poi che mi
trova tanto bella da adorarmi, farò come gli idoli
antichi, come essi vorrò che egli m’indori, e m’indori
ancora;

m’ubbriacherò di nardo, di incenso e di mirra, di
genuflessioni, di carne e di vino, per sapere se
io possa, in un cuore che m’ammira, usurpare,
ridendo, gli omaggi destinati alla divinità.

E, stanca di queste farse empie, poserò su di lui la
mia forte e fragile mano; le mie unghie, come quelle
delle arpie, sapranno farsi strada sino in fondo al
suo cuore.

Simile ad un uccellino che palpita e che trema gli
strapperò il rosso cuore dal petto e lo butterò,
sprezzante, al mio animale favorito perché se ne
sazi”.

Verso il cielo, ove il suo occhio mira uno splendido
trono, il Poeta sereno leva le pie braccia, e i grandi
lampi del suo spirito lucido gli precludono la vista
dei popoli inferociti:

“Sii benedetto, mio Dio, che concedi la sofferenza
come un rimedio divino alle nostre vergogne e come
l’essenza più pura ed efficace per preparare i forti
a sante voluttà.

So che tu tieni un posto al Poeta nelle file beate delle
tue Legioni, e che tu l’inviti all’eterna festa di Troni,
Virtù e Dominazioni.

So che il dolore è la sola nobiltà cui mai potranno
mordere e terra e inferno; e che per intrecciare la mia
mistica corona si dovranno tassare tutti i tempi e tutti
gli universi.

Ma i gioielli perduti dell’antica Palmira, i metalli ignoti,
le perle del mare, montati dalla tua mano, non
basterebbero al bel diadema, chiaro, abbagliante;

esso sarà pura luce attinta al focolare santo dei raggi
primigeni, di cui gli occhi mortali, al massimo del loro
splendore, non sono che specchi oscuri e lagrimosi”.

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