Ci risentiamo a settembre.
Chiuso per ferie
August 3rd, 2008 — Uncategorized
Soluzione intermedia
August 2nd, 2008 — Uncategorized
Alle grandi compagnie i clienti gli stanno proprio sulle balle, e meno gli parlano e meglio è. Il 190 di Vodafone usa un diabolico accorgimento. Snocciola le opzioni che si possono selezionare, lasciando quella “parlare con un operatore” per ultima, con una pausa rispetto all’opzione precedente sapientemente più lunga rispetto alle altre, in modo che sia il più alto possibile il numero di quelli che, credendo che non vi siano altre possibilità, scelga una di quelle precedenti (e quindi parli con la solita voce registrata).
Gestori telefonici e diritto romano
August 1st, 2008 — Uncategorized
Ho comprato un iPhone da Tim, l’ho pagato a prezzo pieno, ergo è mio, e ne faccio quello che voglio. Questa è una concezione romanistica della proprietà che i gestori telefonici non vogliono digerire. Voglio usare il mio iPhone usando il mio numero Vodafone, quindi stipulo con loro un patto accessorio al mio contratto per la fornitura di connettività internet (loro lo chiamano Vodafone Pack for iPhone, ma è un patto accessorio del contratto), ficco la sim nel telefono, faccio la chiamata per attivare la fornitura, attendo che un sms mi confermi l’attivazione, collego l’iPhone al Mac e con iTunes aggiorno l’operatore. Di connettersi a internet non se ne parla neppure. Chiamo il 190 e non sanno che dire, allora passo ai negozi in città. In uno mi dicono che se il telefono è brandizzato Tim, non può funzionare con Vodafone (il proprietario mi parla volgendomi le spalle). In un altro mi dicono che non sanno proprio cosa dire e di chiamare il 190 (il negozio è stranamente vuoto, e ne colgo le ragioni nello sguardo vacuo dei due addetti). Il bello viene nel terzo negozio, il più grande e importante della città: dapprima mi dicono che non c’è nulla da fare perchè il mio iPhone è brandizzato Tim, poi consultano certe loro misteriose istruzioni (alla mia richiesta di consultarle mi viene opposto una sorta di segreto telefon-militare), infine chiamano il 190 che non sa che fare. Tutti hanno insistito molto sul telefono brandizzato, a tutti ho detto che era mio-pagato-prezzo-pieno-non-locked, ma inutilmente.
Infine mi hanno licenziato mettendomi in mano un pizzino con il numero a pagamento della assistenza Apple. Qui, impeccabili come al solito, hanno risolto il problema in un minuto, con competenza tecnica, educazione e ridendo della storia del brandizzato, secondo loro un trucco ridicolo con cui credono di fidelizzare il cliente in realtà creando solo confusione.
Il 190 ha dimostrato di essere incompetente, nei negozi hanno dimostrato di essere incompetenti e maleducati. Questa è una conseguenza normale del concetto di proprietà che hanno nelle loro teste. La costituzione ha superato il concetto romanistico introducendo il fine sociale della proprietà. Le compagnie telefoniche hanno superato il concetto costituzionale, introducendo quello possessivistico: le lo ho venduto, ma non è proprio del tutto tuo, resta un po’ mio e voglio poter mettere il becco su come lo usi.
Chissà se a botte di garante si riesce a farglielo capire…
Oscillazioni di mercato
July 31st, 2008 — Uncategorized
Sto rimettendo faticosamente a posto una stanza in studio, bisognosa di ristrutturazione. C’è una nicchia che conteneva delle vecchie caldaie, che mettendoci tre mensolette diventa una graziosa libreria. Siamo in Liguria, la cosa ovvia è farle di ardesia. Il fatto è che non occupandomi di materiali per l’edilizia non so bene a chi rivolgermi. Faccio un giro di telefonate: il fornitore di materiali per l’edilizia mi dice di chiamare un marmista. Chiamo un primo marmista, il quale mi dice che le mie tre (3) mensolette me potrebbe consegnare ben che vada a novembre. Troppi ordini da evadere. Non so se sia una particolarità genovese, ma i marmisti sono tutti nei pressi dei cimiteri: il fatto che abbia così tanto lavoro mi suona come un cattivo presagio e lascio perdere. Chiamo un secondo marmista: dalle sue parti meno lutti, e così le mensole potrebbero essere consegnate entro tre giorni. Lo scherzetto costa 180 euro più iva. Mi pare esagerato e passo oltre. Finalmente trovo uno che tratta proprio ardesia e la lavora in un paesetto alle spalle di una città che (forse non a caso) si chiama Lavagna. Le mensole sono pronte in un giorno e costano 38 euro in tutto.
Ora, posso capire una differnza di qualche euro. Di qualche decina di euro, va. Ma una differenza di quasi il sestuplo è una esagerazione senza giustificazioni. M viene in mente una cosa proprio cattiva: forse il marmista esoso non aveva capito che non mi servivano per scopi funerari.
Mora del creditore
July 30th, 2008 — Uncategorized
Ah, il progresso
July 29th, 2008 — Uncategorized
Un collega di un’altra città mi ha mandato una lettera per comunicarmi che, uguale restando l’indirizzo e il numero telefonico del suo studio, è cambiato il “numero” (sic!) di posta elettronica. Segue un indirizzo di libero.it, quindi non un cambiamento epocale, la lettera era una circolare.
Secondo me uno non ha capito bene il meccanismo se manda Dio sa quante lettere per ’snail mail’ per comunicare il cambiamento del suo indirizzo di posta elettronica: se intrattiene contatti via posta elettronica, manderà una mail a tutti i suoi contatti; tutti quelli che non gli hanno mai mandato una mail, alla prima occasione troveranno l’indirizzo nuovo.
Certo il fatto che lo chiami “numero” di posta elettronica è un indizio, che, valutato nel complesso della vicenda, offre un quadro del reale livello di penetrazione delle nuove tecnologie. Come quando un collega che doveva valutare il mio sito e non riusciva a collegarsi mi chiese di inviarglielo via fax.
Chissà che questa inattitudine delle tecnologie a lasciarsi spingere alle estreme conseguenze non sia un loro difetto intrinseco o un limite intrinseco della psicolgia umana. Io nemmeno adesso con computer che si sincronizzano automaticamente tra loro, con il sito e con l’iPhone riesco a pensare seriamente a rinunciare all’agenda di carta.
Forse coglieva un dato preciso l’umorista che osservava come il tormentato spoglio delle schede delle elezioni presidenziali USA avesse rappresentato il trionfo della tecnologia: tutti potevamo vedere in diretta via internet quelli che contavano le schede una per una a mano.
Vox clamantis in deserto
July 28th, 2008 — Uncategorized
Ricorderete il celebre passo manzoniano delle “gride”. Una grida era un provvedimento normativo, e si chiamavano così perchè venivano pubblicate mediante pubblici proclami, cioè gridate per strada. Avevano due caratteristiche: minacciare sanzioni pesantissime per la loro violazione ed essere del tutto inapplicate. Manzoni, con ironia finissima, non lo dice chiaramente che erano voce al vento, ma lo lascia intendere descrivendo come venivano di volta in volta sostituite da altre che minacciavano pene ancora più severe (riprova che le precedenti non erano servite a nulla). Le gride non erano rispettate perchè non venivano applicate. Già Beccaria diceva che la deterrenza di una pena non è nella sua severità, ma nella sua infallibilità, perchè è ovvio come sia inutile comminare pene efferate, se poi tutti sanno che non succede nulla. Ma ci siamo mai chiesti perchè le gride non venivano fatte rispettare? Perchè erano del tutto avulse dalla realtà e dal contesto sociale in cui dovevano operare (quelle di Manzoni cercavano di vietare un costume diffusissimo - tenere “bravi” presso di sè - a soggetti del tutto refrattari alle norme e di fatto intoccabili).
Insomma, credo che una norma per essere efficace debba tenere conto del contesto: non ricordo in quale città dell’antica Grecia ci fu una ondata di suicidi di fanciulle. Inutile comminare pene gravissme alle sopravvissute o ai superstiti, i suicidi non accennavano a diminuire. Cessarono di colpo quando venne disposto che i cadaveri delle suicide venissero esposti per un mese sulla piazza.
Ora, quando sento dire che per una certa cosa occorrono pene più severe, sento puzza di grida, vuole dire che il provvedimento finora adottato non è servito a nulla, e se non è servito è perchè forse non teneva conto della realtà.
Leggo che, nonostante la severità delle norme, gli incidenti con ubriachi o con fuga sono aumentati. Le nuove auspicate norme tengano conto dell’influenza del traffico, della esosità delle assicurazioni, dei pessimi costumi dei guidatori (aperitivi e cellulari in primis) dell’esasperaizone dei posteggi, della generale deresponsabilizzazione, e che alla fine qualche patente dovrà pur saltare…
Accidenti!
July 26th, 2008 — Uncategorized
Giorni senza crisi: 0
La banalità del male
July 25th, 2008 — Uncategorized
Quando ero bambino, in particolare a scuola, Hitler era il male assoluto. Impossibile immaginare qualcosa di peggio. Al punto che non si riusciva a inquadrarlo come personaggio storico, come individuo che aveva agito nella storia. Oggi mi sembra che questa tendenza si sia un po’affievolita, ed è un bene, perchè vedere in Hitler non più il male assoluto, ma solo una delle manifestazioni del male nella storia, ci consente di individuare come tali anche le altre manifestazioni che tale male ha o avrà nella storia.
Intendo, se Hitler era il male, finito lui e quello che rappresentava, il male non tornerà più. Putroppo non è così e capire che quel personaggio storico fu solo una manifestazione di qualcosa che potrebbe riproporsi è necessario per non essere impreparati quando si riproporrà.
In effetti si è già riproposto, e vi sono indizi che si accinge a riproporsi ancora. Il suo archetipo è Riccardo III. Questo dovrebbero metterlo obbligatorio nelle scuole.
Poliglotta
July 24th, 2008 — Uncategorized
Sento al TG un noto uomo politico in passato famoso - tra l’altro - per il modo in cui massacrava la lingua italiana, lamentarsi che il governo usa due pesi e due misure in tema di politica giudiziaria, ovviamente detto a modo suo: “questi vogliono per i disgraziati la “zero tolerance” e per loro la “tutto tolerance”. Sgrammaticato in due lingue.

