La legge

Ma alla fine la legge è uguale per tutti? O come scherzava Orwell per alcuni è più uguale che per altri? Perché a me sembra che la legge proprio non sia uguale per tutti, e ciò che mi disturba di più è che mi sembra che sia un po’ meno uguale proprio nei confronti di quelli che dovrebbero farla rispettare (e che non si rassegnano che un ottimo modo per perseguire i propri fini istituzionali sia l’esempio). Parliamo di una cretinata: la PEC. La Posta elettronica certificata è probabilmente una solenne boiata, ma è obbligatoria per certi soggetti, è obbligatorio pubblicarla e poi alla fine funziona (almeno per le comunicazioni in Italia o tra l’Italia e la Tanzania, il solo altro paese al mondo che si è lasciato truffare da questa tecnologia). Ma qualcuno sa per quale lurido motivo i soggetti con cui ho le maggiori difficoltà a comunicare via PEC (non ce l’hanno, se ce l’hanno non se la ricordano, oppure non la hanno pubblicata, oppure la hanno pubblicata sbagliata, oppure è cambiata ma non sanno quella nuova) sono sempre e solo le pubbliche amministrazioni?

Primo giorno

Oggi ho tenuto: colazione il blister di biscotti senza zucchero e due tazze di caffè, pranzo tacchinocrackerpomodorofrutta e cena bresaolacrackerpomodorofrutta. Un litro di acqua, due caffè e quattro chilometri di passeggiata sostenuta. Inzio a capire i vegani, intendo quel loro non limitarsi a scegliere cosa mangiare ma voler decidere cosa devono mangiare gli altri. Il loro sacrificio è talmente doloroso che devono per poterlo sopportare sostenersi con l’ideologia e con l’odio (che è lo stesso). Ho capito quando guardando i miei familiari mangiare mi sono detto – tra me e me – che quella pasta con le sarde doveva essere orribile.

Epa m’inonda

Ho la panza, e adesso voglio a tutti i costi lasciarmela alle spalle (no, non nel senso che mi venga la gobba). Ho un guardaroba sterminato di vestiti praticamente mai messi che non mi entrano più, mi faccio schifo da solo quando passo davanti a uno specchio e poi ormai ho una età e impegni familiari che mi impongono un più attento sguardo alla salute. Bene. Comincio qui (perchè devo autoconvincermi, perchè aiuta parlarne) il diario della mia guerra alla panza. Si tratta di perdere peso, quanto non so ma devo cominciare. Io ho sempre mangiato in modo abbondante e disordinato. Oggi ho fatto un eccellente pasto a casa dei miei (insalata russa, taglierini al ragù, spiedini, fragole, gelato, caffè) una sorta di addio alle armi. Stasera a cena il “pasto standard” (un blister di arrosto di tacchino gr. 60 circa, un blister di cracker integrali misura, un pomodoro a fette, una vaschetta di passata di frutta) e così per almeno tutta la settimana. Prevista poi una ora quotidiana di passeggio a passo sostenuto e per colazione sei biscotti dietetici e una caraffa di caffè. Tra una settimana vedremo se vi saranno risultati (o tentativi di suicidio).

Una modesta proposta

Si parla molto di riforme della giustizia per cercare di farla funzionare, perchè, a quanto pare, non funziona bene, e quindi ecco interventi sul codice di procedura o invenzioni amene tipo “l’ufficio del processo” in cui vengono coscritti gli avvocati a scrivere sentenze.

Intanto la procura mi notifica un atto, con cui mi avvisa che per un certo procedimento chiederà la archiviazione perché il fatto è stato depenalizzato. Peccato che per quel fatto si sia già pronunciato il giudice molti mesi fa, con una sentenza di non doversi procedere per condotte riparatore.

Intanto sempre la procura mi notifica un altro atto con cui fissa un interrogatorio. Peccato che per quel procedimento la querela sia stata rimessa molti mesi fa e l’indagato abbia pure accettato la remissione.

Non so voi, ma se hanno tanto lavoro mi chiedo perchè si mettano a fare due volte i procedimenti. A me sembra tutto lavoro sprecato, e succede perchè gli uffici non si parlano, non sono in rete tra loro (ognuno ha la sua) e alla fine la sensazione è che la procura non sappia in effetti a che punto siano i procedimenti lei stessa ha iscritto.

La mia modesta proposta è che senza tante riforme un po’ di organizzazione in più potrebbe dare grandi risultati.

Ne absorbeat eas Tartarus, ne cadant in obscurum

Leggo che una funzionaria apicale della Agenzia delle Entrate (una di quelle pagate mica poco, per capirci) avrebbe detto che quelli che non rispondono ai questionari (cioè quelli che non collaborano alla loro stessa rovina) conosceranno “il lato oscuro dell’accertamento”. Una simile becera minaccia in stile mafioso, che sembra uscita da un film di Tarantino, secondo me non si addice alla bocca di un funzionario dello Stato, ma almeno ha il merito che per la prima volta, e proprio per bocca di un funzionario dello Stato, viene ammessa l’esistenza di un lato oscuro dell’accertamento, che poi è quello che porta al suicidio chi cade nelle sue grinfie. Che se poi il lato luminoso dell’accertamento è quello che pretende che la vittima collabori col carnefice, direi che l’oscurità sta prevalendo. Ma la cosa che mi preme sottolineare è che, senza necessità di limitarsi ai riferimenti letterari o cinematografici, è dato di fatto dal punto di vista magico ed esoterico che i “lati oscuri” tendano a ghermire chi cerca di servirsene. Buon viaggio, quindi.

Dove si compra?

Come tutti i nerd sono caratterizzato da una disabilità totale negli abbinamenti del vestire, per cui vesto sempre uguale, nel senso che ho tutti abiti uguali. Finchè si tratta del vestire formale, ormai mi sono fatto quasi una mia uniforme: abito scuro (blu o grigio fumo di Londra) camicia bianca, cravatta regimental, scarpe nere e vai. Ma quando si passa al c.d. casual per me son sempre stati dolori, ed alla fine ho sempre compiuto scelte meramente funzionali (abbastanza roba da coprire le pudenda e da non farmi prendere freddo). Cioè non son proprio buono a scegliere un capo di abbigliamento e di solito ho bisogno di qualcuno che mi accompagni per consigliarmi. Un leggerissimo imbolsimento dovuto all’età non mi aiuta, e quindi è avvenuto raramente che io abbia trovato capi di abbigliamento che mi siano piaciuti e che mi ci sia sentito davvero bene. Ma una lezione che non ho mai imparato è che quando ne trovo uno, devo comprarne più di un esemplare. Mi trovo per esempio benissimo con un dolcevita di cotone nero leggermente svasato che quindi non si tende impietosamente sulla panza (anzi, la drappeggia leggermente nascondendola con ironia). Ormai è un po’ che lo porto ed inizia a essere un po’ vissuto. Benissimo: introvabile. Ce l’ho messa tutta, ho anche accuratamente approfondito la differenza tra lupetto e dolcevita (buongiorno vorrei un dolcevita. Ecco a lei, signore. Eh no, questo qui è un lupetto!). Ma secondo voi, a Genova e provincia, dove si compra?

Diritto un tanto al chilo

A volte ho la brutta sensazione che i codici di procedura non siano dei “codici” di “procedura” ma delle semplici linee guida di massima aventi valore al massimo esemplificativo. Detta sensazione diventa bruttissima quando è in ufficio giudiziario o un magistrato a trasmettermela. Ha appena chiamato la cancelleria di un giudice del lavoro di una lontana località per dirmi che il giudice ha MOOOOOOOLTO lavoro e che quindi per l’udienza di domani (occhio: domani) voleva sapere se avevamo citato i testi, quanti ne avevamo citato e se potevamo citarne di meno. Ora, se la legge prevede che i testi debbano essere intimati almeno SETTE giorni prima cosa cavolo mi chiami il giorno prima per sapere se li ho già citati? Eppoi se vuoi sapere quanti testi ho citato, visto che vuoi che le intimazioni ai testi vengano depositate in cancelleria PRIMA della udienza, ti vai a vedere la intimazione che ti ho depositato e scopri quanti testi sono. Stiamo parlando di gente che quando abbiamo depositato le intimazioni in via telematica hanno rotto le palle perchè non c’era come atto principale una accompagnatoria in PDF nativo!

Requiescant in pacem

Cessate di uccidere i morti, ammoniva Ungaretti, ma evidentemente nelle pubbliche amministrazioni non leggono Ungaretti (cioè lo si capiva anche da altre cose e peraltro se è per quello si capisce che non leggono nemmeno Montale e nemmeno Wittgenstein e neppure Leibniz, cioè non leggono proprio o al massimo la Gazzetta dello Sport). Sta di fatto che ho moltissimi episodi da raccontare in cui il morto proprio non vogliono lasciarlo riposare in pace: si va dall’ufficio pubblico che mi respinge un certificato di morte perchè emesso da più di 180 giorni (e la morte non è uno stato suscettibile di modificazione) all’ufficio giudiziario che non si accontenta della fotocopia del certificato di morte e vuole l’originale (procedete pure, poi la esecuzione la fate al cimitero). Ieri mi viene consegnato un certificato di morte attestante un curioso caso di morte retroattiva: il defunto è morto a febbraio del 2016 e nato a febbraio del 1916 (bella età, quindi, ha mancato i 100 per dieci giorni). Nel certificato di morte però il comune dice che è morto a gennaio. Per equità però lo fa nascere un mese prima, sempre a gennaio (del 1916). Insomma alla fine il conto torna (mi ricorda la tragica scena finale in Brancaleone alle crociate: la morte una vita doveva prendere e una ha preso, anche se non era quella originariamente designata). Ovviamente non va bene e occorre correggere, ma l’errore ormai si è propagato e anche al marmista che doveva incidere la lapide è stata comunicata la data sbagliata. Solo che il marmista è più furbo che all’anagrafe e si è chiesto come mai si fossero tenuti il morto in casa per un mese, svelando l’errore. Almeno la lapide è giusta. Adesso si deve correggere l’anagrafe. Temo che sarà peggio che se fosse incisa nel marmo.

Sono esaurito

E certo che sono esaurito! Se il sistema di gestione del conto corrente via internet va in vacca e la banca o è irraggiungibile o non sa che pesci prendere, uno si esaurisce, specie se i pazzi hanno deciso che oltre certe cifre le loro fottutissime tasse gliele devi pagare per forza via internet; se Equitalia fa a una vecchietta una rateazione nella quale non ci si capisce una mazza e non c’è un conteggio che torni dico uno e Equitalia non si può raggiungere per telefono, eccheccazzo si deve andare allo sportello dove ne sanno meno di te; se il comune ti manda un certificato di morte in cui riesce a sbagliare la data di morte e la data di nascita del povero estinto, come se qui si morisse alla cazzo e come se a queste latitudini nessuno ti venisse mai a chiedere conto di quando sei morto; se i pazzi hanno deciso di depenalizzare l’ingiuria e qui c’è la sfilata degli ingiuriati umiliati e offesi che si disperano per lo smacco subito, e chiedono a me in che paese viviamo o se è inevitabile (si lo è, non è più reato).

Una merda senza confini: ecco cosa è il mondo che ci circonda. Vi sta bene. Avete sputato, pisciato e cagato su tutto quello che c’era di sacro, di buono e di giusto, siete scesi a compromessi su tutto, avete accettato tutto per sembrare cool o smart o politically correct o perchè non vi dicessero che siete qualcosofobi, e adesso che andate cercando? Buon risveglio a tutti.

E non venite a dirlo a me: ricordate che hanno depenalizzato la fottutissima ingiuria.