Corrispondenze

May 10, 2013 by · Leave a Comment
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Giorni fa ho telefonato al Giudice di Pace di $[grande_città_1]: mi ha risposto un giudice di pace che mi ha sbattuto in faccia il telefono stizzito, dicendo che lui non era la cancelleria; ieri ho telefonato al Tribunale di $[grande_città_2] e mi ha risposto il presidente del Tribunale che, gentilissimo, mi ha dato il numero della cancelleria. Qui dico il nome perchè se lo merita: una volta ho telefonato al Tribunale di Tortona, mi ha risposto il Presidente della sezione fallimentare, che ha voluto sapere ad ogni costo cosa volessi, “perchè sa, se ci fosse necessità di un provvedimento urgente, glielo faccio” (non era nulla di grave). Oggi ho cercato di mandare un fax a $[tribunale_in_via_di_soppressione]. Trasmissione errata, numero sbagliato.

Ebbene lo sapete dove ho preso tutti questi numeri di telefono? Sul sito del Ministero.

Sullo stesso sito non si fa parola della imminente chiusura del $[tribunale_in_via_di_soppressione], ed anzi si pubblicizza l’imminente trasferimento nel nuovo palazzo di giustizia in via di ultimazione (in realtà già ultimato).

Ho capito a cosa serve il riordino delle circoscrizioni giudiziarie e la soppressione dei Tribunali: serve ad alleviare il compito di quelli che dovrebbero tenere aggiornato il sito del Ministero.

Dominus dedit

May 8, 2013 by · 3 Comments
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Provo pietà per quella povera signora che è andata a suicidarsi o farsi uccidere in Svizzera, e che si è prestata alla campagna a favore dell’eutanasia. Provo pietà per le sue parole che svelano il senso profondo di cosa le è mancato: “a chi giova questa sofferenza?”. Provo pietà per il fatto che non sia riuscita a dare un senso al proprio dolore. Su questo, sul senso del dolore occorre riflettere, non sull’eutanasia. Che poi davvero non capisco in nome di cosa questi atroci persuasori di morte portino avanti la loro lugubre battaglia. Dovrebbero riflettere sul pericolo intrinseco alla loro tesi: la china discendente. Adesso si vorrebbe rendere lecito l’aiuto al suicidio di un soggetto lucido ma che in futuro starà male, in passato si è permesso di uccidere un soggetto non lucido che non aveva speranza di stare meglio, poi si passerà ai malati terminali, poi a quelli che diverranno terminali se lo chiedono, poi anche a quelli che non lo chiedono, adesso si sta già dibattendo dei bambini che nascono malati, poi si passerà ai disabili, ai vecchi, agli inutili, ai non produttivi, e poi chissà. L’eutanasia è cugina prima della eugenetica. I nazisti mica sopprimevano i malati terminali, ma i malati di mente, gli inutili, i disabili. Chi chiede di introdurre l’eutanasia, cosa pensa del nazismo? Chi chiede l’eutanasia è proprio così sicuro di come si comporterà dinanzi alla morte? Ho letto che dicono che occorre introdurre l’eutanasia perchè se no altri decideranno come devi morire. In effetti è questo il punto: chi decide. La verità è che decidere della vita e della morte è talmente pericoloso che è meglio che non sia nessuno a decidere su questa terra.

Judge Dredd. La legge sarebbe chi?

May 3, 2013 by · 2 Comments
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Apprendo adesso che gli uffici del Giudice di Pace di $[grossa_cittadina_1] and [grossa_cittadina_2] and [grossa_cittadina_3] and [grossa_cittadina_4], sono tutti retti da un unico magistrato che da civile fa l’avvocato in $[grande_metropoli] e che quindi in ciascuna delle sue sedi riesce a tenere udienza una volta al mese ed è già grasso che cola.

Il Giudice di pace ha competenze penali, civili, in tema di sanzioni amministrative ed in tema di immigrazione. Una udienza al mese, per tutto questo. Anzi, una presenza al mese, il che vuol dire che ci sono quattro uffici con le relative cancellerie che, vedendo un giudice una volta al mese, sono sostanzialmente condannati a fare poco o nulla per gran parte del tempo.

Bel servizio ai cittadini in attesa di giustizia, come il mio, che ha una vettura in sequestro e spera di farsela ridare, ma a quanto mi pare di capire dovrà aspettare un mese che il giudice arrivi e fissi (se è fortunato) l’udienza per il mese successivo.

Quando istituirono il Giudice di Pace lo avevano presentato come una figata pazzesca, e devo dire che in effetti riesce ad andare in po’ più spedito dei tribunali, solo che in una situazione del genere neppure Judge Dredd (che pure andava per le spicce) riuscirebbe ad assicurare un servizio.

Requiem per il processo telematico

May 2, 2013 by · 1 Comment
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Il processo telematico non decollerà mai ed è già morto. Ho speso molti post per raccontare le mie disavventure, e le cose sono sempre peggiorate. Il presidente del Tribunale ha dato indicazione che i decreti ingiuntivi richiesti in via telematica vengano concessi entro cinque giorni, io il mio lo sto aspettando da un mese. Sono andato dal giudice a chiedere se per caso non gli era arrivato. Mi ha detto che era un pezzo che nemmeno li scaricava. Lo ha fatto, mi ha subito mandato una richiesta di chiarimenti su un punto che era chiaramente trattato nel ricorso. Gli ho mandato i chiarimenti e son due settimane che aspetto. Ho fatto una richiesta alla procura per delle iscrizioni nel registro delle notizie di reato, relative a Tizio. Beh dopo avermi fatto aspettare un mese mi hanno risposto. Peccato che la risposta fosse relativa a Gaio. Non funziona nulla. Il fatto è che la procura per rispondere fa intervenire un operatore umano, che legge la tua richiesta, chiede il permesso di risponderti al pubblico ministero (eh non sia mai che passi l’idea che io abbia diritto di sapere certe cose) e poi stampa un certificato uguale uguale a quello che ti darebbe di persona, te lo scannerizza e te lo mette online. Notare che alla Cassazione basta che ti autentichi con firma digitale e sai tutto subito, senza bisogno di passare per un operatore umano. Sarà che alla Cassazione si fidano…

In claris non fit interpretatio

April 15, 2013 by · 1 Comment
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Oggi il mio amico e collega Baldo Degli Ubaldi era molto triste: mi ha raccontato di essersi imbattuto, in una lontana città, in un giudice che non riusciva in nessun modo a capire una cosa per molti versi del tutto banale. Baldo è un appassionato di logica e quindi mi ha dimostrato per mezzo di equazioni matematiche come il ragionamento del giudice fosse fallace. Ma la cosa che lo metteva davvero in difficoltà era che, al di la delle dimostrazioni matematiche, il ragionamento era così evidente e così semplice che lui non riusciva a trovare il modo giusto di esporlo al giudice. Peggio ancora, era una cosa così chiara che la cassazione non si era mai trovata a doverla puntualizzare. E così il povero Baldo si è arrabattato tutto il pomeriggio per scrivere una memoria con cui, evitando di trattare il giudice come un bambino dell’asilo, ha cercato di dimostrare l’evidente. La sua amara conclusione è stata che non è bello vivere in un mondo in cui et in claris interpretatio necest.

Pagliacciate

April 11, 2013 by · 2 Comments
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La legislazione italiana prevede che se uno straniero chiede di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato debba allegare una dichiarazione consolare che non produce redditi in Patria. Non basta la autocertificazione, ci vuole la dichiarazione consolare, non sia mai che questi zozzoni godano del privilegio essendo ricchissimi nello Zimbabwe, e così se lo dice il consolato siamo sicuri.

Difendo in un processetto Pietro Gambadilegno, e siccome vuole essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato, scrivo al consolato di Topolinia per avere la fatidica attestazione. Mi chiedono i seguenti documenti: la fotocopia della prima pagina del passaporto (specificano quella colla foto, mi sa che qualcuno gli ha mandato la copertina), e fin qui ci siamo, e poi…una dichiarazione scritta dell’interessato che non percepisce redditi in patria. Mi pare di intuire che quindi il consolato non accerta nulla: l’interessato dice di non avere redditi, il consolato sulla base di questo dice che non ha redditi, e il gioco è fatto.

Considerazioni sulla vita, l’universo e tutto il resto.

April 5, 2013 by · 2 Comments
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Domande (senza risposta) sulla sicurezza informatica, il processo telematico e tutto il resto.

Chi – almeno a Genova – voglia ottenere un decreto ingiuntivo, deve rassegnarsi ad attendere almeno un mese. A meno che (il suo legale) non utilizzi il processo civile telematico, perchè in tal caso, d’ordine del Presidente, deve ottenerlo entro cinque giorni. Verrebbe da commentare che quando vogliono sanno fare presto, ma non è questo adesso il punto.

Decido di attrezzarmi per il processo civile telematico: il guaio è che io utilizzo un sistema Apple, e quindi succedono cose strane, del tipo che Safari non vuole vedere la smart card (il dispositivo di firma digitale per autenticarsi), che Firefox la vede, ma solo se gira a 32 bit, e che invece Java per l’applet che consente di firmare digitalmente gli atti va solo a 64. La colpa stavolta è anche un pochino di Apple, che toglie dai sistemi operativi il supporto a questo e quello (nello specifico, nel passaggio da Snow Leopard a Lion, il supporto alle smartcard) senza dire nulla a nessuno, ma alla fine il guaio è sempre lo stesso: la tecnologia del Ministero è più indietro di quella di Apple (e vorrei vedere).

Smanetta che ti smanetta, riesco a risolvere un po’ di problemi, solo che ne creo degli altri, mi trovo in un vicolo cieco, non so che fare, allora dopo dui giorni di alacri tentativi, getto la spugna: ho comprato un Netbook da quattro soldi che, con l’esecrato Windows, si occuperà SOLO del processo civile telematico.

Già ma anche così dotato mi occorre un bel pezzo al telefono con l’assistenza per riuscire a uscire dalle secche in cui mi aveva gettato un sistema complicato, farraginoso, strutturato male e spesso incomprensibile. Mi chiedo come mai le banche riescano a movimentare milioni di euro in modo sicuro senza tutte queste assurdità. Mi dicono che sono le “regole tecniche” imposte dal Ministero. Dette regole sono state quasi certamente dettate da un magistrato, del pubblico ministero, iscritto a Magistratura Democratica, ed autoconsacratosi esperto di informatica. Ma pazienza, alla fine ce la faccio (per la cronaca: decreto ingiuntivo assegnato al magistrato dopo cinque minuti contro i cinque giorni normalmente necessari).

Tutto questo però mi porta a riflettere come in certi casi andrebbe ripensato il concetto di sicurezza informatica. E’ evidente che l’anello debole della catena sono io, perchè così come mi sputtano il conto in banca se rispondo alle mail di phishing o violo regole elementari tipo farmi rubare il bancomat con sopra scritto il codice di accesso, allo stesso modo comprometto la sicurezza se mi faccio fregare la smart card con scritto sopra il PIN (mi resta la curiosità, laddove capisco l’interesse di chi mi prenda il bancomat, di sapere chi mi prenderebbe la smartcard per mettersi a inserire decreti ingiuntivi al posto mio…).

Ciò che mi chiedo, quindi, è se ed in che misura si possa definire “sicuro” un sistema così fragile e così complicato da essere da un lato poco utilizzabile, e dall’altro irrimediabilmente condannato ad incepparsi per ogni minuzia. Se un sistema si definisce sicuro quando è così protetto da impedire l’accesso anche a quelli che vi avrebbero diritto, questo è sicurissimo, ma la risposta vera la trovo dentro di me.

Io non riesco a fidarmi di questo sistema.

Dite che esagero

March 30, 2013 by · 1 Comment
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Poi dite pure che esagero…

(Prego notare anche il secondo cestino sullo sfondo).

 

 

 

Lo strano caso del tribunale fantasma

March 20, 2013 by · Comments Off
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L’Avv. Baldo Degli Ubaldi è un mio vecchio compagno di corso, con il quale sono rimasto in contatto. Lavora in un’altra città, ma essendo un vero giramondo gli capitano le avventure più strane praticamente in tutti i tribunali d’Italia. Inoltre il collega è persona davvero particolare, perchè rimane frequentemente coinvolto nelle situazioni più assurde o, come dice lui, “ai confini della realtà”. Ogni volta che mi telefona e che esordisce con il suo caratteristico “tutte a me!”, posso stare certo che è stato protagonista di una nuova incredibile situazione, ma anche del fatto che ancora una volta il “caso” sarà stato risolto dalla sua proverbiale sagacia.

Ieri, per esempio, mi ha raccontato questa storia: era stato incaricato di una difesa in un processo penale, e si era accorto che, per motivi che non era in nessun modo riuscito a capire, questo processo era finito alla cognizione di un giudice incompetente per territorio. La mattina dell’udienza si è presentato in tribunale e ha avanzato la sua brava eccezione di competenza territoriale, chiedendo che il processo venisse trasmesso al tribunale competente, quello della città in cui erano avvenuti i fatti.

A questo punto il pubblico ministero, dopo avere riconosciuto la fondatezza della eccezione, osserva che però il tribunale in questione stava per essere soppresso e la sua competenza sarebbe stata riassorbita proprio da quello davanti a cui era stata sollevata l’eccezione. “Si, ma quel tribunale oggi esiste! Come fa il giudice a fare finta di nulla e superare la mia eccezione?” ha replicato Baldo! Nulla da fare, il tribunale esiste, ma non esisterà più presto e quindi è come non esistesse. Motivi di economia processuale. Insomma un tribunale fantasma.

Il giudice, messo davanti a un tribunale fantasma, non sa cosa fare e fa la sola cosa che nei tribunali si fa quando non si sa più cosa fare: rinvia la causa di una settimana. La settimana dopo, Baldo era proprio curioso di vedere come il giudice avrebbe potuto motivare la cosa, in caso di reiezione dell’eccezione.

Invece la settimana aveva portato consiglio e l’eccezione è stata accolta. Baldo ha commentato divertito: alla fine il giudice si è convinto che i tribunali sono come il signor di La Palisse, che un quarto d’ora prima di morire, era ancora vivo.

Kos’è Genova

March 18, 2013 by · 3 Comments
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A volte Genova è una città che ti leva quasi la voglia di vivere. Per carità, stavolta non voglio assolutamente soffermarmi sul presunto brutto carattere dei miei concittadini, nè su quella sacrosanta (alla fine genovese sono) contrarietà agli sprechi che è un po la cifra della città. Voglio soffermarmi sulle condizioni atmosferiche: questo è stato un inverno non particolarmente rigido, ma che stenta a sfociare nella primavera. Forse parlo solo perchè sono stanco della pioggia, forse parlo solo perchè sono (e riconosco di essere) fortemente meteoropatico, ma a Genova non piove come dalle altre parti. La pioggia a Genova è una esperienza globale. Innanzitutto a Genova piove in orizzontale. La pioggia qui da noi è inevitabilmente associata ad un vento implacabile, che rende impossibile qualsiasi protezione. Soprattutto rende inservibili gli ombrelli. Io non ho un’ombrello intatto, e se lo avessi, durerebbe poco, perchè il vento genovese distrugge senza pietà tutti gli ombrelli. Ogni volta che piove i cassonetti traboccano di ombrelli distrutti, le strade sono costellate di relitti di ombrelli abbandonati, di ogni foggia e modello. Peraltro, ovvio che nessuno se la senta di investire in un ombrello il cui destino è segnato, e quindi se vedi per strada uno con un ombrello intero, o non è genovese o è appena uscito di casa. In ogni caso l’ombrello resterà intatto per poco. Come se non bastasse a Genova piove anche dal basso verso l’alto: mi riferisco alle pozzanghere che, stanti le condizioni medie del selciato, assumono proporzioni oceaniche. tanto varrebbe uscire in costume da bagno, pioggia di sopra, pioggia di lato, ombrello distrutto e piedi bagnati.

Inevitabile rifugiarsi nella fantasia e sviluppare un desiderio di evasione, che allo stato ahimè non mi posso permettere: chissà perchè (e chi la indovina è bravo) da qualche tempo sogno di passare qualche giorno sull’isola di Kos. Prossimamente su questo sito.

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